I CURATI DI CORVINO

Abituati a identificare la storia delle nostre parrocchie con l’opera pastorale dei grandi parroci del passato, considerando la loro importante statura morale, dimentichiamo quei personaggi che sono rimasti nell’ombra ma hanno validamente contribuito alla formazione del popolo di Dio.

Vogliamo parlare dei curati, di quei sacerdoti che per una infinità di motivi (chi per la salute malferma, chi per la propria limitatezza, chi per problemi di carattere, e per altri a noi sconosciuti) non ricoprirono mai l’ufficio di parroco.

I non più giovanissimi di Corvino ricorderanno sicuramente l’ultimo curato Don Vittorino Poggi.

Nacque a Corvino, in frazione San Rocco, nell’antica casa-forte del ’400 ai piedi del castello, il 17 settembre 1897, discendente di una importante famiglia locale, che aveva dato alla Chiesa diversi sacerdoti tra i quali l’abate Don Luigi Poggi, già citato nelle vicende storiche dell’oratorio della Novellina.

Durante la Prima Guerra Mondiale venne chiamato alle armi, dovette così interrompere gli studi e al termine del conflitto fu uno dei pochi della sua classe a ritornare in seminario.

Ordinato sacerdote, a causa della salute malferma, venne lasciato dai superiori a Corvino come cappellano per aiutare l’arciprete Don Ciparelli e continuando a vivere in famiglia.

Quando, nel 1945, il vescovo ausiliare scriveva a Don Dante, allora parroco di Cella di Varzi, per un suo eventuale incarico a Corvino, faceva notare il vantaggio che avrebbe avuto nella futura parrocchia con un curato a carico della famiglia.

Famiglia che si estinse completamente dopo la morte della sorella, lasciando il nostro povero curato alle prese anche con le faccende domestiche; si ricorda che portava la propria biancheria a una pia parrocchiana che provvedeva a lavarla.

Non era un grande predicatore, non ha lasciato scritti, ma l’esempio di una vita vissuta nell’umiltà, nella semplicità, nell’integrità di costumi, nell’assoluta fedeltà al proprio servizio. Nonostante la timidezza che spesso sconfinava in un vero atteggiamento di paura, non disdegnava però di frequentare le case dei parrocchiani, fatto assai importante, dato che l’arciprete allora non usava molto farlo. Attendeva umilmente a servizi assegnatigli, in particolare la confessione (il suo confessionale era quello sulla destra entrando in chiesa) il celebrare la Santa Messa al Mazzolino e a Fumo, luoghi che ovviamente raggiungeva a piedi; si alternava col parroco nell’insegnamento della Dottrina alle scuole comunali, senza però riuscire a incutere timore nei ragazzi.

Discretamente come visse, morì, nel silenzio della sua casa dove venne trovato ormai esanime la mattina del 4 maggio 1961.

Altri sacerdoti nativi di Corvino hanno prestato nei tempi passati il loro servizio come coadiutori.

Don Angelo Ascagni, nato nel 1865 a Valle Straggini, dopo la sua ordinazione avvenuta nel 1889, rimase a Corvino come curato diversi anni fino a quando fu nominato parroco di Arena Po.

Nonostante fosse di famiglia benestante viveva in canonica con il parroco Don Michele Bariggi. Un altro sacerdote rimase per tutta la vita a Corvino a fare il curato. Si tratta di Don Luigi Quaglini, nato nel 1800 a Casa Castellini, dove continuò a vivere con il fratello Celestino e la sua numerosa famiglia.

Di lui si trova scritto: “Tiene ottima condotta e gode di buona opinione presso la popolazione”; sappiamo che servì la parrocchia fino allo stremo delle forze poiché nella visita pastorale del 1878 si legge: “Interviene alle funzioni feriali e festivi quando può stare in piedi attende al catechismo dei fanciulli nelle domeniche di Quaresima e quando la salute lo permette”.

Morì nel 1879, tre mesi dopo l’amato fratello con cui aveva trascorso tutta la vita. Nell’atto di morte il parroco lo descrive come “integerrimo sacerdote e fedele servo di Dio”.

Dei numerosi nipoti vissuti con lui, uno diventò sacerdote, Don Andrea Quaglini, nato nel 1840 e in seguito arciprete di Voghera. Da giovane fu testimone di un evento tramandato come prodigioso nella nostra chiesa…

Infine, volendo dare una notizia interparrocchiale, forse non tutti sanno che al fianco di Don Ciparelli, fu curato d’anime per breve tempo, un novello sacerdote, un certo Don Pietro Barbieri…

In tempi in cui un prete balza agli onori delle cronache, preferibilmente se si macchia di un crimine orrendo, in cui il pregare per la santificazione dei sacerdoti, per molti appartiene a un certo devozionismo del passato, ci è sembrato giusto ricordare queste figure che nella loro umiltà, hanno dato così una preziosa testimonianza di fedeltà alla propria vocazione.