DON DANTE ROSSI

DON DANTE

DON DANTE ROSSI

Don Dante Rossi, con la sua veneranda età, la sua permanenza ininterrotta a Corvino, aveva sfidato i giorni, gli anni; poi, un freddo mattino di novembre, un rintocco di campane ec=

cezionalmente prolungato annunciava il suo ritorno al Cielo.

Dopo aver accompagnato con toccanti parole generazioni intere di corvinesi nell’ultimo viaggio, era giunto anche il suo turno.

Poi un giorno si sentirà dire: anche Don Dante è morto”, ripeteva al cimitero alla Commemorazione di Ognissanti “ma pensate che bello, incontrerò la mia mamma, le mie sorelle….”

Nel sereno contesto di una famiglia profondamente cristiana, cominciò la sua storia il 14 dicembre 1911 a Castana e furono proprio queste donne della sua famiglia, sempre ricordate con estrema delicatezza e nostalgia, a sostenere la sua vocazione con l’ingresso al Seminario di Stazzano nel 1922.

Completò gli studi a Roma alla Pontificia Università Gregoriana e venne ordinato sacerdote il 26 agosto 1934 dal Vescovo di Tortona , Mons. Pietro Grassi.

Dopo esperienze pastorali a Castana, Novi Ligure, Guazzora, resse la parrocchia di Cella di Varzi negli anni difficili della II guerra mondiale. In momenti altrettanto difficili, nella primavera del 1945, giunse finalmente a Corvino con la madre accanto.

Nonostante la brusca accoglienza iniziale e i successivi inviti del Vescovo (oggi Card. Canestri) a ricoprire incarichi più importanti, Don Dante scelse di restare a Corvino per tutta la vita.

Nessuno può entrare mai nella mente di un uomo, ma Don Dante rimarrà sempre per molti un mistero, che affascina e turba allo stesso tempo.

E’ difficile comprendere come un uomo corredato di eccezionali doti di intelligenza e di profonda cultura possa rimanere tutta la vita nell’ombra, in una piccola parrocchia di campagna, ed è altrettanto incomprensibile per noi una esistenza immersa in un silenzio e in una solitudine così estreme. Evidentemente, come la Maria del Vangelo di Luca, aveva scelto la parte migliore, quella che non sarà mai tolta.

Così, in questa unione così stretta, così intima con Gesù presente nel Tabernacolo, si è svolta la sua vita, sempre con uno stile impeccabile.

Inimitabile il suo portamento ieratico, il suo modo di celebrare, il suo discorrere amabile e talora tagliente quando voleva confondere i superbi, i maligni, o semplicemente chi, in qualche modo, violava i suoi spazi.

Significativa la frase scelta per il suo 50° di parrocchia: “Quando avete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.

E come il servo inutile, si mise da parte quando cominciò il declino lento e inesorabile. Tra le nebbie che gli offuscavano la mente, riaffioravano sempre parole di antiche preghiere, i nomi di familiari già passati avanti; donava il suo sorriso così unico a chi lo accudiva e visitava.

Come le vergini savie del Vangelo, aveva atteso il Signore per tutta la sua lunghissima vita. “A mezzanotte si levò un grido: ecco lo sposo, andategli incontro…”

Il 19 novembre 2010, poco prima di mezzanotte, Don Dante andava incontro per sempre al suo Signore.

Marco